Sport in Rosa

Diana Bracco insieme alla campionessa Valentina Vezzali

Lo sport femminile nel nostro Paese è in crescita: aumenta la presenza delle donne nelle varie discipline sportive e a questo si aggiunge un incremento dei successi conseguiti dalle nostre atlete a ogni livello. Una crescita di quantità che grazie alla determinazione delle nostre atlete si traduce in una crescita della qualità complessiva del movimento sportivo nazionale.

Nonostante questo, lo sport femminile italiano è ancora fortemente penalizzato. Per tale ragione, è opportuno lavorare per sostenere e favorire la diffusione di una corretta e completa informazione sull’apporto delle donne allo sport azzurro, attraverso iniziative ad hoc che si rivolgano al grande pubblico (e in particolare ai giovani) come “Donna Sport”. L’obiettivo è superare il gap che divide lo sport femminile da quello maschile in termini di attenzione mediatica, di pubblico e di diffusione.

Da tempo impegnato nel sostegno allo sport giovanile e femminile, il Gruppo Bracco ha voluto promuovere un’iniziativa specifica che assegni il giusto riconoscimento al “fattore D”: quel mix di qualità e caratteristiche che rende le donne un elemento propulsivo e caratteristico di un modo diverso, completo ed efficace, di emergere e di affrontare le sfide sia a livello individuale che collettivo.

La vincitrice dell’edizione 2012 del concorso Donna Sport, assieme al Presidente del Coni Giovanni Malagò e Diana Bracco. Con loro anche Manuela Di Centa e Paola Pigni.

Il sistema di valori che anima la loro attività agonistica è il motore della loro crescita: una marcia in più che costituisce non solo una strategia vincente per emergere ed affermarsi, ma che può rappresentare anche una risorsa per il futuro dell’Italia.

Lo sport in rosa: un po’ di storia

Sebbene esistono prove di un pratica femminile di attività fisiche e sportive fin dal 1900 a.C., le donne hanno dovuto attendere l’inizio del XX secolo per vedersi riconosciuto un ruolo attivo nel mondo sportivo internazionale.

Il francese Pierre De Coubertin, inconsapevole della partecipazione anche femminile ai Giochi di Olimpia, affidò alla donna una funzione ancillare, in un ruolo che prevedeva solo l’incoronazione dei vincitori. A questo si oppose la francese Alice Milliat, fondatrice, nel 1921, della Federazione sportiva femminile internazionale, con la quale riuscì alla fine a dare importanza e riconoscimento alle donne nello sport agonistico.

Nel 1922 e nel 1926 furono organizzati, a Parigi e a Göteborg, i Giochi mondiali femminili, che minacciarono di oscurare i Giochi Olimpici; il loro successo indusse il Comitato Olimpico Internazionale ad ammettere, ai Giochi di Amsterdam del 1928, la partecipazione delle atlete donna.
Inizialmente non prendevano parte alle gare di atletica, e la loro partecipazione era limitata a gare di tennis e di tiro con l’arco, come se si trattasse di favori concessi, di deroghe al pensiero di De Coubertin che, nel 1912, quando le donne parteciparono per la prima volta alle gare di nuoto nei Giochi della V Olimpiade di Stoccolma (il 2%, 57 donne su 2.540 iscritti).

Valentina Vezzali ed Eleonora Sirtoli

Nel 1952, solo una metà dei paesi partecipanti inviò una rappresentanza femminile alle Olimpiadi di Helsinki. E nel 1968, a Giochi di Città del Messico, nonostante la folta rappresentanza femminile dei paesi socialisti, la percentuale delle concorrenti non superò il 12% (845 su 7.200). Quell’anno segnò comunque una crescita tecnica del movimento sportivo femminile, che contribuì a ridurre ulteriormente lo scarto fra prestazioni dei due sessi, un progresso accompagnato da una maggior naturalezza nello sforzo atletico.

Si dovette attendere la seconda parte del XX secolo per assistere a un aumentata partecipazione femminile nello sport, una crescita che evidenziava la volontà di raggiungere la parità dei sessi in campo sportivo, rimanendo in tal senso un indicatore in grado di testimoniare i progressi nello status sociale della donna.

Per approfondire:

Le  stelle che hanno reso grande lo sport femminile italiano

Donna è sport: la Gazzetta dello Sport e la Fondazione Candido Cannavò omaggiano lo sport in rosa

Le Federazioni Sportive: una mappa delle organizzazioni sportive italiane